Didascalie informa - Dalle scuole
home page Vivoscuola.it - il portale della scuola in trentino
 

Ipsct “Livia Battisti” - Trento

Cultura dell’incontro
In Bosnia la 5 C aziendale del “Battisti”
È piuttosto facile cadere nella retorica quando si scrive il resoconto di un’esperienza come quella in Bosnia (27 novembre - 6 dicembre 2005) della classe 5C Tecnico della Gestione Aziendale dell’Istituto “Livia Battisti” di Trento. Quando, poi, in campo, ci sono obiettivi come educare alla cittadinanza attiva, aprire i giovani alla dimensione europea, creare un confronto interculturale… il rischio di essere generici è veramente grande. La mattina del 16 dicembre sono stati gli studenti a raccontare ad altri studenti le loro impressioni: una testimonianza emozionata, a cui si sono aggiunte le nostre voci di insegnanti, ha fatto emergere aspettative e vissuti, problemi e conquiste, delusioni e sorprese dell’esperienza.

Metafora di una nuova Europa

Il percorso formativo affrontato dai nostri ragazzi, nel corso dell’ultimo biennio degli studi superiori, chiamato Area di Progetto, prevede una progressiva acquisizione di strumenti critici di lettura della realtà e dei suoi fenomeni, nelle varie dimensioni del locale, nazionale ed europeo. In questo lungo periodo, che si affianca al curricolo tradizionale di studi, gli alunni sono “accompagnati” da formatori ed esperti esterni e da docenti interni ad affrontare varie situazioni di apprendimento, articolate in moduli strutturati e proposti attraverso metodologie attive, che li rendono in grado di affrontare la realtà, non solo lavorativa e professionale, con competenze precise, apertura mentale, capacità di confronto e di relazione con gli altri.
E in questo contesto si colloca l’incontro con la Bosnia, una realtà scelta come “metafora” nella complessità del suo presente, nella tragica memoria delle sue ferite, della possibilità di costruire una nuova Europa, dal basso, nelle differenze. La volontà, quindi, di un incontro nato non solo da un desiderio di vicinanza e solidarietà quanto di compartecipazione, di confronto attorno ad un progetto comune di studio, di relazione con una classe della scuola superiore di economia di Prijedor.

Prijedor: voglia di ricostruzione e dialogo

Prijedor, durante la guerra di Bosnia e nell’immediato dopoguerra, è stata la realtà simbolo del nazionalismo serbo e della pulizia etnica. In questa città erano sorti tre campi di concentramento nei quali persero la vita migliaia di persone. Prijedor rappresenta, oggi, la volontà di cercare un dialogo là dove sembrava impossibile, di avviare un progetto di pace in una delle realtà più a rischio di ripresa del conflitto, dove ancora sono aperte le ferite della guerra, dove hanno operato molti dei personaggi ricercati dal tribunale dell’Aia per i crimini di guerra nella ex-Jugoslavia.
Da anni l’Agenzia della Democrazia Locale di Prijedor, nella quale sono coinvolti i Comuni trentini che hanno aderito al Progetto Prijedor, sta cercando con tenacia di costruire in questa città, simbolo di un’atroce pulizia etnica negli anni della guerra, il tessuto di una convivenza civile con la creazione di tutta una serie di iniziative e progetti che favoriscano il dialogo interculturale, avvicinino i cittadini all’amministrazione pubblica, stimolino la formazione di una giovane imprenditoria locale, avviando anche forme di turismo responsabile. È un agire comune dei vari gruppi etnici che potrà, se pur lentamente, far superare odi e incomprensioni reciproche e alleviare ferite ancora aperte. Una “sfida” difficilissima che guarda soprattutto alle nuove generazioni che l’Europa non può ignorare.

“Parliamo di pace”: progetto nella scuola

Già dal 1993 operano nel territorio dei Balcani varie Agenzie di Democrazia Locale che, come Prijedor, cercano di contribuire alla pacificazione di questo paese attraverso il contatto e la relazione fra le città in un’ottica di Cooperazione Decentrata.
Il Progetto Prijedor, nel suo porsi come soggetto di diplomazia popolare, ha cercato in questi anni di “abitare” il conflitto senza schierarsi fra le parti, portando il proprio aiuto a chi ha subito la guerra e la pulizia etnica e, al tempo stesso, cerca di favorire la rinascita economica, sociale e civile al di là di ogni appartenenza.
Non si tratta, quindi, di esportare modelli e soluzioni preconfezionate, ma di costruire dal basso l’Europa, stimolando contatti, creando “ponti”, “sospendendo forse giudizi”, per costruire spazi di relazione e di ricostruzione. L’Agenzia di Democrazia Locale sta lavorando nelle scuole superiori di Prijedor con il Progetto “Parliamo di Pace” che ha coinvolto quasi mille ragazzi ed una trentina di docenti. La scuola come luogo privilegiato per arrivare ai giovani. La scuola come primo incontro “obbligato” per chi rientra, chi è profugo, chi è residente. Andare in Bosnia voleva, quindi, significare, all’interno del nostro progetto, incontrare, cogliere, confrontarsi, con questo “laboratorio” di idee, di iniziative, in un’ottica di cooperazione comunitaria.

Una settimana di confronto e conoscenza

Per una settimana gli alunni delle due scuole, utilizzando l’inglese come lingua veicolare, hanno lavorato insieme presentandosi e confrontando la loro esperienza scolastica, i loro interessi. Poi, simulando la realtà del Parlamento Europeo dei Giovani, hanno espresso alcune proposte di legge, divisi in varie commissioni miste. Gli argomenti erano relativi alla realtà scolastica (organizzazione, spazi di gestione degli studenti, intervento nella progettazione dei percorsi scolastici), al mondo del lavoro (inserimento, situazione occupazionale, partecipazione alle decisioni locali), considerazioni sul tempo libero e sul disagio giovanile. Ogni proposta di legge è stata, quindi, presentata dalle varie commissioni, discussa, anche alla luce di eventuali emendamenti e, poi, votata.
Un “esercizio” di democrazia, se pur simulato, vissuto con molta partecipazione e serietà. Attraverso queste attività sono emerse differenze e consonanze nella lettura del presente e del futuro ed anche la consapevolezza di percorsi diversi ma non divergenti. Fuori dell’aula scolastica i ragazzi sono, poi, “esplosi” nella quotidianità dei momenti vissuti insieme e il linguaggio fra giovani non ha trovato ostacoli né diffidenze, esprimendo il piacere di stare assieme e di conoscersi.


Il Centro giovanile, una voce per i bambini

Nella progettazione del nostro percorso, accanto alla condivisione dell’esperienza nella scuola, sono state anche previste varie occasioni di incontro per conoscere le varie organizzazioni operanti sul territorio, che si occupano di affrontare sia le emergenze, con interventi umanitari, ma anche di costruire alternative concrete per i giovani, per gli anziani, per le donne.
A Lijuba, dove vivono ancora molti profughi, ancora ammassati dentro casermoni sventrati dalle granate, accanto alla miniera ormai in disuso, memoria di una tragica fossa comune, è stato difficile trovare risposte al silenzio complice delle istituzioni internazionali che non hanno saputo o voluto costruire alternative.
Unica voce che rompesse questo “silenzio assordante” è stato il Centro Giovanile, ricavato in un’ala di un edificio diroccato, dove un gruppo di volontari, composto da una bosniaca, un croato, un serbo profugo e un serbo locale, accolgono 300 bambini di varie etnie e organizzano con loro attività e li seguono con la scuola.
Così un’altra voce: quella del collettivo donne a Banja Luka che si sono riunite per creare una cooperativa di produzione di tappeti e tessuti, oppure la cooperativa agricola composta da donne vedove o l’agriturismo proposto da un gruppo famigliare di Petrov Gaj, o il Centro Giovanile di Hambarine, sorto con l’obiettivo di fornire un sostegno psicologico a tutti i giovani ed in particolare ai giovani traumatizzati, proponendo attività educative e ricreative. Abbiamo cercato di entrare in questa realtà non con l’ottica di un viaggiatore “esterno”: sarebbe peraltro risultato impossibile evitare il contatto umano, il confronto, la relazione.
I nostri ragazzi ascoltano, osservano: via via abbandonano qualche resistenza iniziale e si mettono, poi, a comunicare, vogliono “fare”, toccano disarmati la realtà della partecipazione e dell’impegno, si confrontano con modelli e stili di vita molto diversi e lontani dai loro.

Sarajevo,tracce di violenza e resistenza

Sabato 3 dicembre: siamo a Sarajevo. C’è un disorientamento iniziale: le luci della città quasi ci disturbano. La città ci appare bellissima; nella luce un po’ malinconica del tramonto le colline che la circondano la rendono dolcissima. È triste comunicare ai ragazzi che da quelle colline, per tre anni, un esercito ha assediato questa città. Ma le tracce di questa violenza ci seguono ovunque: le case crivellate dai colpi di granata, palazzi ancora sventrati e anneriti dagli incendi, l’asfalto delle strade sconnesso, i grandi immensi cimiteri bianchi che spengono i nostri visi.
Ma, poi, ovunque i segni della resistenza di Sarajevo: la città è vivace, piena di gioia e di colori, ti coinvolge con il suo intreccio di lingue, religioni, tradizioni. Non c’è un accenno di intolleranza: per i nostri studenti è sorprendente osservare la vicinanza della moschea alla sinagoga, della chiesa cattolica a quella ortodossa. È una lezione importante di tolleranza e di cosmopolitismo. Dice Paolo Rumiz: “Sono le vecchie pietre di Sarajevo a dire che, nonostante la guerra, non c’è alternativa alla convivenza. Non il perdono buonista che noi vorremo, ma il no alla guerra per stanchezza, per suprema inutilità, per totale insensatezza.”


Nuova cittadinanza: sfida per ragazzi e docenti

Quale potrà essere la ricaduta di questa lettura nelle menti dei nostri ragazzi? Forse una visione meno stereotipata delle realtà, la capacità di andare oltre il proprio punto di vista, capire che il nostro sguardo sul mondo non è l’unico possibile, allargare i propri orizzonti, provare a credere, di poter costruire una democrazia anche dal basso, sospendere giudizi e trasformarli in domande, cogliere la complessità “delle storie” del nostro presente che non possono che spingerci ad una logica di “accoglienza”.
Dice Susan Sontag: «Quarantotto ore dopo il ritorno dalla Bosnia ti senti disorientata. E molto arrabbiata. Parlare a gente che non vuol sapere ciò che tu sai. Capire che non potrai mai spiegare loro né quanto sia terribile “lì” ne quanto ti fa star male essere tornato “qui”. Che il mondo sarà sempre diviso in “qui” e “lì”.» Uno stato d’animo amaro. Forse condivisibile, però è anche importante “giocare” la sfida di una nuova cittadinanza e, come educatori, permetterci di suggerire ed indicare ai nostri ragazzi quei percorsi che, alla logica dell’indifferenza e del silenzio, che ormai “metabolizza” ogni sofferenza e ingiustizia, cercano di costruire una convivenza civile, qui e lì.

Maria Grazia Lutzemberger e Maria Silva Boccardi
Insegnanti IPSCT “Battisti” - Trento

MARZO 2006

Offerta varia:
Centro audiovisivi
l'Esperienza:
Elementari e medie
Superiori
Formazione professionale

FEBBRAIO 2006

Scuole dell'infanzia
Il bosco incantato
Commenti bosco incantato
Scuola equiparata dell'infanzia di Brez
La proposta
Progetto "Crescere"
Appuntamenti - Progetto "Crescere"
Progetto "Genitori Insieme"
Appuntamenti - Progetto "Genitori Insieme"
Elementari e Medie
Istituto Comprensivo di Tione
Scuola Elementare di Valfloriana

GENNAIO 2006

Elementari
Elementari "Sanzio"
Media “Bresadola” Trento 5
Elementari "Madonna Bianca"
Medie
Scuola media Aldeno
Istituto Comprensivo "Eccher Dall'Eco"
Superiori
"Maffei" e "Floriani" Riva
Ipsct “Livia Battisti” Trento
Formazione Professionale
“Canossa” si rinnova

OTTOBRE 2005

Elementari
Elementari "Nicolodi"
Elementari "Don L.Gross"
Elementari "De Gasperi"
Elementari "R.Sanzio"
Medie
Istituto Comprensivo "Cembra"
Superiori
Classici senza rete
L’intervista
ITI Buonarroti
IPCST "L.Battisti" - Costumi d'epoca
IPCST "L.Battisti" - Accostamenti giudiziosi
Recensione
Esperienze a confronto
Fra agio e disagio
Tre "guide" per le scuole

SETTEMBRE 2005

Medie
Scuola media Arco
L'Associazione
Volontariato e scuola

LUGLIO/AGOSTO 2005

Materna
Seminario
Elementari e medie
Vigo Meano
Media “Bresadola” Trento
Media “Anna Frank”
Villa Lagarina

Elementare Fierozzo
Superiori
Istituto di Istruzione Tione
Vocabolario minimo
Istituto superiore “Filzi” Rovereto
ITI "Marconi" Rovereto
Liceo scientifico "Galilei" Trento
Cfp “servizi alla persona” Trento
Cfp “Artigianelli” Trento
I.T.G. "Pozzo" Trento
I.T.G. "Pozzo" - le mostre
I.T.G. "Pozzo" - annuario
Istituto comprensivo Ala

Il concorso
La mostra

GIUGNO 2005

Materna
Programma annuale
Elementari e medie
Il Rally
Superiori
Iti Buonarroti - Chimica, giochi 2005
Lettera
Quando la scuola fa la sua parte

MAGGIO 2005

Elementari e medie
Il convegno
Gli studenti
La riflessione
Superiori
Le Olimpiadi
La Banda
Liceo "Prati" Trento - Una mattina al Castello d'Arco
Testimonianze - L'invasione del Castello
"don Milani-Depero" - Mission in Polsa
Iti Buonarroti - Inglese per tutti
Cooperazione e solidarietà
Cooperazione e scuola dell'autonomia
Responsabilità sociale
Oltre la scuola
La persona al centro
L'intervista - Attenzione alla scuola

MARZO 2005

Elementari
Lo spettacolo
Superiori
Odoardo Focherini
Medicina alternativa
Stage nel turistico
Le testimonianze - Diario di bordo
Le testimonianze - Turismo sostenibile
Globalizzazione in classe
UNI EN ISO 9001
Aperti al territorio

FEBBRAIO 2005

Elementari
Lo spettacolo
Elementare "Filzi" Borgo Sacco
L'esperienza
Testimonianze
Superiori
La ricerca
L'Annuario
Cooperazione e solidarietà
Costruttori di pace

GENNAIO 2005

La Memoria
La memoria della scuola
Studenti protagonisti
Il giorno del ricordo
L'intervista
ANITA COVI

Materne
Lingue straniere
Aggiornamento
I laboratori
Superiori
Il romanzo in classe

DICEMBRE 2004

L'esperienza
Istituto "don Milani - Depero"
Isa "vittoria" trento
La proposta
Rally matematico transalpino
Vivere senza Fast Food
La scuola al cinema

NOVEMBRE 2004

L'esperienza
Scuola aperta all'elementare di Cognola
La sperimentazione
Educazione motoria con il Coni, il punto
Educazione motoria con il Coni, il punto

SETTEMBRE - OTTOBRE 2004

Elementari
Con gli occhi del Dürer
Il libro
Il diario

Superiori

Scrittori in aula

LUGLIO - AGOSTO 2004

Educazione tecnica: morte silenziosa
Una riflessione a nome degli insegnanti coinvolti

GIUGNO 2004

Luserna, dove mi trovo bene
lettera-tema in classe di un alunno delle medie a Trento

Altre voci di bambini...

MAGGIO 2004

Elementari e Medie
Hand in hand

Superiori

Spettacolo al Galilei
Spettacolo al Prati
L'offerta
Lo stage
La scuola a teatro

APRILE 2004

Medie
Tra scuola e casa… Serena!
Testimonianze

Superiori

Dal Galilei al Vajont
Il commento
La lettera

MARZO 2004

Medie
Cantascuola 2004
Mangiafuoco 2004

Superiori

Handicap e formazione
La lettera

FEBBRAIO 2004

Elementari
Comenius verso l'Europa

Superiori

Cogestire è bello
Scienza e teatro a scuola

GENNAIO 2004

Superiori
lo spettacolo
il concorso
l'esperienza

DICEMBRE 2003

Superiori
Solidarietà e cooperazione
Progetto Pulse
Commenti
La proposta
Scuola materna
L'educazione dei sensi
Testimonianze
Il contributo

NOVEMBRE 2003

l'Esperienza
la Mozione
il Racconto

© copyright VivoScuola 1999-2001